| L'elefante di Campana - Teoria Pirro e gli elefanti indiani |
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| Scritto da Carmine Filippo Petrungaro | ||||||||
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L'Elefante di Campana - Teoria Pirro e gli Elefanti indiani Campana, 14 Gennaio 2005 - Quesito e dibattito sul mistero dell'Incavallicata. Teorie di Carmine F. Petrungaro - Cari amici, è arduo interpretare ed illustrare le idee degli Antichi con un linguaggio moderno e razionale. Volendo indagare il senso dei loro miti e culti, con la visione e i concetti del mondo di oggi, non ci si dovrà attendere una risposta univoca. Questo vale anche per il sito dell'Incavallicata, con le sue rocce e le sue grotte, scolpite sicuramente più a scopo sacrale che propagandistico. Probabilmente nessuno dei monumenti storici di Campana offre tanto materiale per gli appassionati e i ricercatori di storia quanto l'Elefante di Campana e il gigante seduto... Dopo aver iniziato le mie ricerche, esitai, davanti a quella che intuivo come una storia così affascinante, ma accaduta realmente, circa 2300 anni fa. La passione per la storia in me, divenne parola scritta. Mi auguro infine che, al di là di tutto, la lettura della teoria che sto per presentarvi, risulti trasparente e che possa dare delle risposte a tutti. Sarebbe forse questa la migliore gratificazione dello sforzo fatto e ancora da fare, attraverso tante ricerche e notti senza sonno. Ciò che segue è un tentativo di comprendere, attraverso la ricostruzione narrativa, questo avvenimento storico, rendendo giustizia all'Elefante e alla storia di Campana. Oltre a ricostruire come meglio ho potuto la storia e l'interpretazione il più possibile convincente, con questo lavoro mi sono posto un altro obiettivo. Per capire cos'è successo il lettore sarà chiamato a far parte della giuria - e a partecipare attivamente al processo di valutazione e di sintesi delle varie teorie. La struttura stessa del testo incoraggia un simile approccio: non è semplicemente la narrazione della storia della scolpitura delle rocce, ma anche un'indagine analitica che può risultare anche divertente per il lettore appassionato. In fondo, quella dell'Elefante di Campana non è soltanto una storia realmente accaduta, bensì una storia affascinante, che potrebbe offrire tanta ispirazione e suggestione e tanto materiale per romanzi e film colossali... L'incavallicata: noi Campanesi abbiamo sentito parlare delle rocce dell'Incavallicata fin dalla nostra infanzia. Le toccavamo con le nostre mani, al ritorno dalla campagna e, qualche coppia di sposi ha scattato delle foto per il suo album matrimoniale. I nostri nonni ci raccontavano storie di briganti e tesori nascosti o si limitavano semplicemente a dire che furono gli "Antichi" a scolpirle, per cercare riparo dalle intemperie.
Gli "Antichi" e basta? Qualcuno che conosceva la storia si era già posto delle domande nei decenni trascorsi, ma fu deriso o non ascoltato dalla gente che sosteneva e sostiene ancora oggi che, si trattasse soltanto di rocce scolpite dal vento e dall'acqua piovana. I tempi non erano ancora maturi. Quell'elefante era sempre lì ad aspettare il giorno del suo riscatto. Intanto le amministrazioni continuarono ad ignorarlo, come hanno sempre fatto per la ormai consueta abitudine, di ignorare ciò che è caro al cittadino campanese e, il migliore esempio lo si può osservare nel centro storico greco/normanno e nella Cavesea...la speranza resta nei giovani che su larga scala stanno già dando segno di reagire a livello politico, sociale e culturale. Di conseguenza saranno più illuminate le future amministrazioni, se il loro "modus operandi" attiverà una politica per non far scappare questi giovani all'estero o nel Nord Italia. Tornando però all'elefante, fortunatamente tutto cambiò nel Dicembre 2002.
Escludiamo l'ipotesi del Pleistocene e del Neolitico e, facciamo un ragionamento più razionale, che ci avvicini ad epoche più recenti:
Naturalmente il sonar tomografico non permette di visualizzare né singole monete né singoli frammenti di terracotta. Ma potrebbe rivelarsi molto utile per farci capire come è fatto il sottosuolo dell’Incavallicata. Cioè se ci sono altre cavità oppure grotte, oltre a quelle attualmente visibili dall’esterno (precisamente due). Le pietre e i detriti non trasmettono molto bene le onde, ma almeno il terreno sul quale poggiano sia l’elefante sia il guerriero è molto friabile e consentirà a queste (le onde) di propagarsi a sufficienza (l’amico geologo Andros sicuramente può confermare quanto appena detto). Quindi un semplice sopralluogo e una ricerca fatta solo con il metaldetector, non basteranno, per svelare altri segreti e ricavare ulteriori informazioni. Certamente il metaldetector non è da escludere dai mezzi applicati. A questo punto, invito le istituzioni competenti, che abbiano a disposizione il sonar tomografico, ad intervenire con maggior interesse in merito. Cioè la soprintendenza archeologica e la facoltà di geologia dell’Università della Calabria.
Sono convinto che il primo passo si possa fare dedicando le attenzioni al periodo delle invasioni di Pirro. E' stato lui a portare i primi elefanti da guerra in Italia. Pirro aveva ereditato questa tradizione dagli eserciti dei Diadochi (gli eredi), ma soprattutto dalla dinastia seleucide fondata appunto da Seleuco I, uno dei generali di Alessandro il Grande, che alla sua morte si ritagliò un regno su buona parte del suo impero, regno che andava dal Mediterraneo all'Indo. In questo territorio il giovane Alessandro dovette lottare contro un esercito composto in gran parte da elefanti, cioè l'esercito del satrapo Poros, che governava la provincia persiana del Pundjab, come un proprio regno. Ma ritornando al discorso delle rocce, infatti le sembianze dell'elefante di Campana sono "indiane", vale a dire "asiatiche", con orecchie piccole, testa larga e zanne quasi verticali. Mentre l'elefante africano ha sembianze opposte, cioè orecchie larghe, testa più piccola e zanne piegate verso l'interno o l'esterno, secondo il sesso dell'animale. Con questo vi ho anticipato la mia teoria...
Voglio presentarvi la mia teoria e v'invito a riflettere sul seguente quesito e, ad inviarmi i vostri commenti:
Teoria "Il re Pirro e gli elefanti indiani"
Kalasarna era il villaggio con cui lo storico e geografo greco Strabone identificò il nostro paese durante il regno dell'imperatore Tiberio. E' certo che all'arrivo dei greci (VIII secolo a.C.) preesisteva un villaggio di pastori, cioè una roccaforte dei Bruzi. Essi erano guerrieri-pastori e contadini in armi, abilissimi nella guerriglia, temibili nelle imboscate. In campo aperto potevano pure perdere le battaglie contro i coloni greci, ma alla lunga, grazie al logoramento del nemico, il bilancio bellico era a favore dei Bruzi. Quando però, si ritroveranno di fronte ad un esercito organizzato e disciplinato come quello romano non reggeranno il confronto. L'intera Calabria si trovava cosi sotto l'egemonia romana che non si era ancora consolidata in un vero dominio.
Nell'estate 280 avvenne il primo scontro nei pressi di Eraclea, una cittadina nel territorio dei Lucani, nella zona dell'odierna Policoro, dove i Romani si erano attestati. L'urto è durissimo. Gli elefanti provocano il panico tra i Romani: su 20000 soldati, essi avrebbero avuto 7000 morti, mentre Pirro perde 4000 uomini. Questa vittoria darà origini al modo di dire "vittoria di Pirro". Nello stesso anno Locri caccia la guarnigione romana e anche Crotone si schiera sul fronte antiromano.Il re epirota in cerca di alleati, passò in Calabria nel 278 a.C., poi chiamato in aiuto dagli ultimi Tiranni, sbarcò a Catania e Siracusa con ottomila uomini, di cui molti erano Bruzi e Osci (Lucani e Sanniti), per contrastare i Cartaginesi che nel frattempo si erano alleati con Roma, a scopo di ottenere il dominio dell'intera isola. Pirro riesce in più scontri a battere i Cartaginesi, riducendo il loro territorio al solo Lilibeo. Si autonomina re di tutta la Sicilia e, inizia a battere moneta recante il proprio nome. Inoltre impone nuove tasse ai Siculi, per finanziare la sua campagna militare. Con il transito in Calabria si apre la prima fase del mistero. Si voleva rendere omaggio a Pirro “il liberatore”, con un elefante scolpito nella roccia? Nel 276 le cose cambiano e, la flotta di Pirro viene distrutta dai Cartaginesi davanti a Lilibeo e, i Siculi gli si ribellano perché vessati dai tributi insopportabili. Deluso da questo atteggiamento Pirro decise di tornare in Italia e di risolvere definitivamente il conflitto con Roma. In sua assenza i Romani avevano continuato a combattere contro i Bruzi, i Sanniti, i Lucani e i Tarantini e, l'esercito romano aveva provveduto a riconquistare i territori perduti e città importanti come Crotone e Locri. L'esercito romano si era anche addestrato per contrastare gli elefanti, la terribile arma del nemico. Contro di loro, i Romani erano pronti a schierare i terribili carri da guerra, copiati ai Galli Senoni. Ma erano state approntate anche altre tecniche anti-elefante: le frecce incendiare, i fossati, le assi chiodate, le piattaforme semoventi. La tecnica più usata era comunque quella dell'azzoppamento, con un attacco da dietro portato da fanti coraggiosi. Nel 275 a.c., l'esercito epirota e quello romano, comandato dal console Manio Curio Dentato, si scontrarono presso Maleventum. Stavolta la vittoria fu indiscutibilmente ad appannaggio dell'esercito quirito che in onore di questa vittoria trasformò il nome della città nel più augurale Beneventum.
Durante la cerimonia del trionfo, gli elefanti furono gli autentici protagonisti, suscitando gli interessi di chi non li aveva mai visti prima.
Pirro sconfitto ed umiliato, si imbarca nell'autunno del 275 per la Grecia, per tentare di contendersi il trono con Antigono Gonata, che era divenuto re di Macedonia. In Italia lascia solo una piccola e debole guarnigione comandata dal figlio Elleno.
Nell'autunno 273 egli viene ucciso in Grecia in un modo alquanto ridicolo, colpito da una tegola lanciatagli in testa da una vecchia di Argo... Le spedizioni punitive romane contro le popolazioni che lo hanno appoggiato cominciano subito.
I Bruzi cedono le armi e probabilmente assisteranno anche alla rimozione del cavaliere sull'elefante di Kalasarna e, alla distruzione del colosso seduto, cioè di Pirro o dell'animale che la roccia rappresentava. Nell'anno 270 ormai Roma domina da una costa all'altra la penisola italica. Seguiranno spoliazioni, deportazioni, distruzioni, fame e miseria, che porteranno i Bruzi fra 60 anni ad allearsi nuovamente con un nemico di Roma: con Annibale Barca, che invaderà l'Italia nel 218 a.C. con un esercito composto anche esso da elefanti che, però morirono tutti di stenti e di freddo. In Calabria gli elefanti di Annibale non ci arriveranno mai, perché già nella battaglia del Trasimeno ne era rimasto vivo solo uno... l'ultimo, il leggendario Surus, di cui parla Plinio il Vecchio, come del "più valoroso elefante di tutte le guerre puniche", si prese la malaria e la polmonite attraversando le paludi appenniniche. Lo storico Polibio faceva pure un riferimento all'ultimo elefante, morto in Centro Italia:
Il passaggio di Annibale in Calabria è accertato dagli storici antichi, ma senza elefanti da guerra, inoltre, questa è un'altra storia...
Per concludere: "Rimane impresso nella memoria dei popoli quel che vedono per la prima volta e, Pirro non fu soltanto il primo, ma anche l'unico a mettere piede in Calabria, con un esercito composto da pachidermi"...
Testimonianze archeologiche del passaggio di Pirro nel territorio di Campana Qui vorrei citare alcuni passi scritti da Luigi Renzo, nel suo libro "Campana, Itinerari di Storia." Essi parlano di rinvenimenti archeologici che provano il passaggio dell'armata di Pirro in territorio campanese.
Si tratta di rinvenimenti che non furono
il frutto di campagne, scavi e studi organizzati, ma piuttosto
occasionali e da lavori agricoli ad opera di privati cittadini. Certo,
una maggiore attenzione e campagne mirate avrebbero potuto dare un
aiuto più consistente alla ricerca storica. Di particolare rilevanza risulta
il fatto che le zone interessate ai ritrovamenti sono per lo più lungo
il tracciato dell'antica chiubica che dal crocevia di S. Pietro con
diramazione per il paese e attraverso Ronza Vecchia, Caprella, Serra
del Leone, Gambicella e lungo il Fiumenicà portava a Machia del Barone,
Minoscioli e da qui verso Cirò con bivio prima per Umbriatico
all'altezza della località Raca, dove nasce la sorgente di acqua
sulfurea e più avanti per Cariati. Su questa traiettoria, infatti, sono
stati rinvenuti alcuni utensili bronzei, oltre a frammenti ceramici e
fittili di epoca ellenistica (località Ronza Vecchia), vasi a pittura con figure rosse in località
Caprella, cocci e vario materiale frantumato della stessa epoca è stato
raccolto in località Cozzo del Leone nel corso dei lavori di
costruzione della strada Caprella-Gambicella nel 1974. Nel 1934 un vasetto fittile grezzo
contenente 78 monete è stato rinvenuto dal sig. Agostino Grande in
località Torracca. Il ripostiglio delle monete, datate tra il 350 e il 217 a. C., attesta nel territorio di Campana una forte frequentazione e presenza durante il periodo ellenistico. Fonte: libro Campana - Itinerari Storici, di Luigi Renzo .
Per concludere sulle testimonianze archeologiche, le 78 monete trovate
in località Torracca sono con molta probabilità la prova più
schiacciante del passaggio dell'esercito di Pirro in territorio
campanese. La prima prova riguarda la loro datazione tra il 350 e il
217 a .C. che corrisponde al periodo del passaggio di Pirro in Italia
Meridionale e Calabria. Voglio ricordare che lo sbarco avvenne nel 281
a. C. e il rientro in patria (Epiro) avvenne nel 275 a. C. Questa non
può essere solo una coincidenza. L'altra, la seconda prova schiacciante
viene dalla loro provenienza. Infatti, le 78 monete, alcune delle quali
, cioè 56 pezzi, non in perfetto stato di conservazione, provengono da
Siracusa. Qui aggiungo che Pirro fu chiamato in Sicilia dagli ultimi
Tiranni di Siracusa, dove sbarcò con un esercito composto da 8000
uomini, per difendere i Greci dai Cartaginesi. Pirro rimase quasi due
anni a lottare in Sicilia, dove aveva iniziato a battere moneta che
recava il suo nome. L'altra ancora, la terza prova schiacciante,
fornita ancora dalle monete, consiste nel fatto che 6 pezzi
rappresentavano Tolmeo II, che finanziò la spedizione di Pirro, in gran
parte con il suo denaro. E ancora una prova, la quarta, viene dalla
provenienza delle 2 Altre prove da fonti storiche: Per quanto Pirro possa avere a che fare con l'elefante e il gigante o il leone seduto, l'amico e l'archeologo Domenico Canino afferma che non c'è nessuna prova storica del passaggio di Pirro nella zona di Campana. Ma questo non è del tutto esatto. Ho trovato un passaggio di Dionigi d'Alicarnasso in cui dice: ...non i luoghi sfavorevoli, non gli interventi repentini dei nemici e non altre congiunzioni ed emergenze di casi fiaccarono Pirro, ma le marcia su ripe e lunghi sentieri, praticati non dagli uomini, ma dalle capre... Dionigi si riferisce al ritorno di Pirro dalla Sicilia e, a quando dovette deviare la marcia del suo esercito. Divise l'esercito, di cui una parte proseguì a piedi lungo la costa, riconquistando prima Locri e poi Crotone. L’altra metà dell’esercito proseguì per via mare, con il resto della flotta lungo la costa jonica. Ciò avrebbe garantito all’esercito appiedato un certo appoggio, in caso di un attacco massiccio dei Romani. Ma il mistero sta anche nelle fonti storiche. Infatti, dopo che Pirro lasciò Locri e Crotone, le fonti storiche non dicono nient'altro sul suo itinerario. All'improvviso tutto tace. Praticamente, Pirro e il suo esercito appiedato, dopo aver lasciato Crotone, e dirigendosi verso Nord, vengono come per magia inghiottiti dalla terra, mentre la flotta prosegue lungo la costa jonica e attende ordini mediante segnalazioni. L'unico indizio è quello di Dionigi d'Alicarnasso. L'altro fatto strano è che Pirro dopo 1 anno, appare all'improvviso con l'intero esercito e i suoi ultimi elefanti indiani a Maleventum, odierna Benevento, dove si lotterà nella battaglia decisiva, che porta alla sconfitta del re epirota. Dove è stato Pirro per un anno intero, nel periodo in cui le fonti storiche non parlano? La risposta sta nelle seguenti prove schiaccianti che dicono che Pirro nell'anno in cui le fonti storiche non parlano, deviava verso Kalasarna, proseguendo lungo il Fiumenicà. Le prove di questo avvenimento sono le seguenti :
Riassumiamo con riflessione logica i punti focali "perché Pirro e perché elefanti indiani?"
La roccia di Campana rappresenta quasi certamente un elefante indiano, perché l'esercito di Pirro per la campagna militare in Italia, era composto solo da pachidermi indiani, che insieme al denaro e alle navi, gli furono dati in prestito da Seleuco I e suo figlio Antioco. Seleuco I aveva ereditato dopo la morte di Alessandro Magno, ca. 200 elefanti indiani e un regno che si estendeva dalla Siria all'Indo. Durante le guerre dei Diadochi, contro Tolomeo d'Egitto, gli elefanti indiani stazionati in Siria ammontarono a 500! Arrivati dalla Persia e dal Pundjab a scopo bellico!
Mentre gli elefanti a disposizione di Tolomeo, che aveva ereditato l'Egitto e la Cirenaica, ammontarono solo a 50! Le cifre sono citate in alcuni passi da Polibio e Diodoro, i due storici antichi, più attendibili e obiettivi!
Perché Pirro fece erigere l'elefante e il colosso seduto e quale ruolo ebbero i suoi mahut indiani? Per quanto Pirro possa avere a che fare con l'elefante e il gigante seduto, l'archeologo Domenico Canino afferma che non c'è nessuna prova storica del passaggio di Pirro nella zona di Campana. Ma questo non è del tutto esatto. Ho trovato un passaggio di Dionigi d'Alicarnasso in cui dice: ...non i luoghi sfavorevoli, non gli interventi repentini dei nemici e non altre congiunzioni ed emergenze di casi fiaccarono Pirro, ma le marcia su ripe e lunghi sentieri, praticati non dagli uomini, ma dalle capre... Dionigi si riferisce al ritorno di Pirro dalla Sicilia e, quando dovette deviare la marcia del suo esercito dalla costa jonica nell'entroterra. Probabilmente ciò non era nei suoi piani, ma le circostanze lo costrinsero a deviare. Mi spiego perché: durante i tre anni del suo soggiorno in Sicilia, i Romani erano riusciti a riconquistare Locri e Crotone. Pirro avendo lasciato la Sicilia, era costretto a sbarcare nei pressi di Scilla anziché a Reggio Calabria, dato che i Campani e i Mamertini lo avevano attaccato nel suo primo tentativo. Divise il suo esercito, di cui una parte proseguì a piedi lungo la costa, riconquistando prima Locri e poi Crotone. L’altra metà dell’esercito proseguì per via mare, con il resto della flotta lungo la costa jonica. Ciò avrebbe garantito all’esercito appiedato un certo appoggio, in caso di un attacco massiccio dei Romani. A Locri e Crotone Pirro fece l’errore di saccheggiare i luoghi sacri e qualche tempio (e qui sorge il sospetto, che il mitico tesoro di cui si narra nelle leggende dell'Incavallicata, sia con molta probabilità proprio quello rubato ai templi greci, con altre parole, Pirro dopo quel sacrilegio, avendo la coscienza turbata, lasciò una parte del tesoro nei pressi delle rocce, come pegno per chiedere perdono agli dei offesi. E io di certo non sarò stato l'unico a fare quest'ipotesi, altrimenti come si spiegherebbe la presenza di tanti archeologi in cerca di monete antiche sul cocuzzolo dell'Incavallicata e nei dintorni del Cozzo del Morto e Piano di Guerra?). Dopo essersi lasciati Crotone alle spalle, si proseguì in direzione di Taranto che era stata nuovamente occupata dai Romani. Lì l'esercito sarebbe stato riorganizzato per riprendere la guerra contro Roma. Ma durante la marcia ci deve essere stato qualche imprevisto. E' molto probabile che i Romani gli stavano preparando un'imboscata in quella zona. Per aggirare l'ostacolo Pirro decise di deviare verso l'interno, proseguendo lungo il fiume Nicà, che già ad allora era una via commerciale usata sia dai Bruzi sia dai coloni greci. Probabilmente al seguito di Pirro c'erano delle guide e dei commercianti che conoscevano molto bene l'area. Le ceramiche greche rinvenute presso il bivio di "Crapella", bivio per Bocchigliero e Mandatoriccio, lo testimoniano. Attualmente sono esposte nel museo di Reggio Calabria. Quindi lasciando la costa e deviando per la montagna, l'esercito di terra perse il contatto visivo con la flotta. A questo bisognava rimediare con la segnalazione. Ma per la segnalazione serviva un posto adatto e situato a una certa altezza, da dove era ben visibile il mare. I Bruzi avevano una roccaforte non molto distante, che i greci chiamavano Kalasarna. Pirro appurò che quella roccaforte avesse degli avamposti per la segnalazione sul mare e per il controllo delle valli con le vie commerciali, dove scorre il fiume Nicà. Guarda caso uno di quegli avamposti era l'Incavallicata. Vi è una vista perfetta sia sul mare sia sulla "balena" nei pressi del "cigliu". Inoltre non molto distante dall'Incavallicata c'è un luogo che oggi viene chiamato "piano della guerra". Il nome fa insospettire. Un posto molto adatto per un accampamento militare. Ricco di selvaggina, frutti di bosco e fonti d'acqua. Di notte chiara è visibile tutta la costa fino a Crotone. Anche questa era ed è una coincidenza? Tutto ciò di cui aveva bisogno il tanto martoriato esercito di Pirro. Un altro appoggio era costituito dagli alleati Bruzi. Quindi è molto probabile che Pirro abbia fatto accampare l'esercito in questa zona.
Per quanto tempo gli Epiroti si siano fermati non si sa. Ma tempo sufficiente per iniziare ad erigere sia l'elefante sia il gigante. Ma a quale scopo?
Purtroppo la guerra non permise di portare a termine l'opera. L'esercito epirota presto dovette levare le tende ed è probabile che, scese dal "piano di guerra" verso le vallate del fiume Laurenzano oppure si sia diretto in direzione delle Fossiate, proseguendo verso la valle del Crati (in tale modo Pirro potrebbe aver aggirato i Romani). Ma non possiamo neanche escludere qualche scaramuccia con le retroguardie degli Epiroti. Alcuni piccoli reparti potrebbero aver impegnato i Romani in piccoli scontri, per disimpegnare il resto dell'esercito in fuga verso la Sila. I Romani, appena arrivati a Kalasarna, distrussero quel che i mahut avevano appena iniziato a scolpire con profonda devozione. L'elefante entrò per sempre in un lungo letargo, e con esso anche il mitico tesoro rubato agli dei e nascosto nelle profondità delle terre di Campana...
Tocca a noi adesso ridargli il suo posto nella storia...
Carmine F. Petrungaro
Campanaelefante.com
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Pirro sbarca sulle coste pugliesi: i Bruzi si preoccupavano della loro autonomia e quindi si allearono con i vicini Sanniti e il re Pirro, sbarcato in Puglia nel 281 a.C., con 26000 uomini e 26 elefanti da guerra, quando anche l'elemento ellenico apparve in grave pericolo. Nell'anno 281 quindi tutta l'Italia meridionale era in armi. Quest'Italia meridionale contro la quale Roma sta per entrare in guerra, i suoi paesaggi, i suoi olivi, i suoi boschetti di querce e di pini, i suoi pastori ingenui e sognatori, che non avevano mai visto ne sentito parlare di elefanti. I Romani non ne conoscevano neanche l'esistenza, tanto da averli scambiati inizialmente per dei grandi buoi, i famosi "buoi lucani". Cornice deliziosa di una guerra atroce. Certo è che alla prima vista degli elefanti, sia i Bruzi sia i Romani hanno provato ammirazione e paura. Motivo sufficiente per scolpire un elefante nella roccia e rendere omaggio ad un animale mai visto? Forse si, perché con gli elefanti di Pirro i Bruzi subirono il primo impatto traumatico. Quando 60 anni dopo arrivò Annibale, questo impatto era già stato superato.










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