
Oltre alla pastorizia, l'agricoltura ha costituito, nei secoli, la principale fonte di sostentamento per la popolazione campanese. Tutta la terra, fino all'ultima zolla, veniva utilizzata perché potesse produrre quanto era utile al proprio bisogno: grano, fieno, ortaggi, legumi, frutta, legna, ecc… I braccianti .prestavano le loro opere nei periodi della raccolta e della semina. Alle tre di mattina la campana della Chiesa Matrice e della torre dell’orologio suonava
"u campanaru" svegliando i contadini che dovevano recarsi molto presto al lavoro nei campi…Un’esperienza questa, che io ho vissuto da fanciullo, seguendo mio nonno sul sentiero bizantino, alla
“Jumara” (fiumara) e in altre aree, come
“all’aria” (zona della trebbiatura nei pressi del cimitero) e alla
“Serra eh dh’Aciru” (Sierra dell’Acero). Molti di essi, passando davanti alla Chiesa Matrice, s'incamminavano per il sentiero bizantino, che conduce al canyon di Campana e giungevano alle loro destinazioni
“jamu alla cota” all'alba, prima dello spuntar del sole. Legavano gli asini e le giumente ad un albero, affilavano le falci e dopo aver infilato i salvadita rudimentali, ricavati da pezzi di canna, iniziavano la mietitura del grano. In Italia sin dall’epoca romana si sono utilizzati falcetti con lame più strette, più o meno ricurve, tipologia che è rimasta in uso per secoli. Solo nell’ottocento è stato introdotto in Italia l’uso della falce grande, già utilizzata da tempo in altri paesi europei. Nella seconda metà del secolo scorso è iniziata la meccanizzazione della mietitura e della trebbiatura, che a Campana erano fino agli anni ottanta un’operazione effettuata ancora manualmente. In anni recenti sono entrate in funzione grandi macchine agricole motorizzate e molto versatili, in grado di compiere le operazioni di mietitura e di trebbiatura. La trebbiatura, che era la vera apoteosi d’estate a Campana, diciamo fatta alla maniera antica, avveniva di solito nei pressi del cimitero, nell’area chiamata dai Campanesi
“aria”, dove il grano veniva riunito in covoni. La trebbiatura avveniva utilizzando il tribolo o una rete metallica con sopra delle grosse pietre legate con lacci e catene. Questa rete veniva trascinata da una coppia di muli, asini o di cavalli sui mannelli di cereali, che in questo modo ne frantumava le spighe e liberava il chicchi di grano. Come vedrete nel filmato, i chicchi venivano successivamente ventilati e cerniti per separarli dalla paglia e da altre impurità. Per questo lavoro era importante aver un buon vento, una buona tempra e resistenza fisica e degli attrezzi efficaci (questi ultimi non sono mai mancati ai Campanesi). Gli attrezzi agricoli utilizzati erano semplici e rudimentali, ma allo stesso tempo adatti: aratri in legno, zappe, falci, forche… Ma come avveniva la trebbiatura? Se c’erano le condizioni basilari suddette, si passava a
“sbattire u ranu” (“battere”) che è un’espressione usata comunemente per indicare diversi modi di trebbiare il frumento, anche se in origine indicava il più antico dei metodi manuali impiegati per separare i chicchi dalla spiga. Il frumento, steso sull’aia, era battuto con il bastone (detto
pertica o
bastunu). Tale metodo, più adatto per la trebbiatura di piccole quantità di frumento. Per grandi quantità di grano, già dall’antichità l’uomo si è aiutato con sistemi di trebbiatura diversi da quelli manuali. Come già accennato, i più comuni erano la trebbiatura con animali (sui covoni ammucchiati sull’aia venivano fatti girare degli asini o cavalli, i cui zoccoli, calpestando le spighe per far uscire i chicchi. La trebbiatura con le pietre (una singola pietra piatta di grandi dimensioni oppure più pietre su una rete, venivano trascinate da animali sopra il frumento). Come già accennato sopra, a Campana, a partire dagli anni sessanta fino agli anni ottanta del secolo scorso, questi metodi antichi, ma di un certo fascino, furono gradualmente sostituiti dall’impiego della trebbiatrice, detta comunemente macchina per la trebbiatura. Dopo la trebbiatura, ci si dissetava con dei bicchieri di buon vino nostrano. Le donne invece passarono
"allu rastucciu", che era il primo passo per preparare il materiale necessario per costruire dei cesti tradizionali…ma questa è un’altra storia...