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In Cristo tutti Vincitori sul Male - Messaggio di Mons. Luigi Renzo Stampa E-mail
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Scritto da + LUIGI RENZO   
IN CRISTO TUTTI VINCITORI SUL MALE“Io sono la vostra Pasqua”
Messaggio di S.E. Mons. Luigi Renzo

mons.-luigi-renzoCarissimi, a conclusione della Quaresima, tempo propizio per lasciarsi raggiungere dallo sguardo di Cristo, siamo pervenuti alla Pasqua, tempo di “immensa gioia” (Laetissimum spatium), come è definita da alcuni Padri della Chiesa, e di vita purificata. La Quaresima, vissuta con spirito intenso di penitenza e di mortificazione, rischia comunque di dare un’immagine distorta della vita e della spiritualità cristiana se vista fine a se stessa. In realtà è tempo propedeutico alla Pasqua. E’ la Pasqua la sua ragion d’essere. E’ questa la chiave di lettura della storia come evento che prefigura la sconfitta definitiva del male e della morte.

Viene da chiedersi come mai, allora, malgrado tutto, il male serpeggia e fa da padrone nel cuore dell’uomo: basti richiamare gli incresciosi e ripetuti fatti di violenza e di sangue che continuano a macchiare le nostre comunità. E’ come se la vita fosse partorita “a cavallo di una tomba” (Berthold Brecht), per essere continuamente risucchiata nella morte. Da qui la tentazione di sentirsi sospesi tra un resurrezionenihilismo diffuso ed un desiderio di emergere e di trovare senso alle cose. C’è una via d’uscita da questa sospensione esistenziale, che toglie e mortifica la speranza? Ai suoi disagi interiori l’uomo di oggi cerca risposte in una filosofia dei sensi molteplici, in cui ognuno si cuce il suo angolo, il suo modus vivendi, la sua regola personale di vita. Nulla di assoluto, tutto è opinabile: ognuno si colloca dove meglio trova appagamento. La prospettiva sembra essere il non senso della vita dando ragione a quanto scriveva Shakespeare: “La vita non è che una favola sciocca raccontata da un idiota che si agita sulla scena, piena di rumore e di furore, ma che non significa nulla!”  Rischiamo di finire nel disincanto totale, che ci apre la porta dell’esasperazione e della disperazione. Oggi più che mai occorre tornare ad essere “cercatori di speranza” e la speranza viene a noi “vestita di stracci perché le confezioniamo noi un vestito di festa!” (Paul Ricoeur). Una speranza, allora, che viene povera e bisognosa di noi e non il contrario: non ha in noi la sua origine, ma è data a noi perché in questo tempo di disincanto l’aiutiamo a vestirsi a festa. Pasqua a noi richiama questo. Non tanto un tempo in cui rilassarci dopo le tensioni ascetiche e i digiuni quaresimali, quanto piuttosto periodo per intensificare e testimoniare la giovinezza dello spirito, la gioia piena come preludio dell’eternità beata. La Pasqua è la festa più bella, più reale, perché morendo e risorgendo Gesù ci ha aperto questo mondo di novità. Pasqua, pertanto, è canto di vittoria di Dio sul peccato e sulla morte; è esperienza della figliolanza divina e della fraternità universale, doni che riceviamo per un risvolto radicale della nostra vita personale e collettiva. Nulla può essere più come prima!
 
“Sono io la vostra Pasqua, l’Agnello immolato per voi, io il vostro riscatto, io la vostra risurrezione, io la vostra luce”: così scrive Melitone di Sardi, scrittore del II secolo, per ribadire la forza del Risorto che nel suo sacrificio e nel suo itinerario di morte e risurrezione ha voluto coinvolgere anche noi nel suo progetto di redenzione. “Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap. 3,20). Tocca a noi, quindi, nel segno della speranza aprire il cuore a Cristo e lasciarlo entrare. Cristo si mostra vivo! La Pasqua è vita per sempre. Non ritorno alla vita di prima (come Lazzaro che viene richiamato a vita), ma passaggio alla vita nuova. Pasqua è passaggio, appunto. Gesù risorgendo, cioè, non è tornato nella condizione di vita precedente, ma “ha varcato una frontiera verso una condizione più gloriosa, nuova e definitiva”. (S. Bernardo, Discorso sulla Pasqua). C’è una continuità ed una rottura significativa rispetto al passato. In questo nostro contesto sociale e storico, in cui la cultura dominante spinge l’uomo all’autosufficienza, a liberarsi di Dio per realizzare da solo i propri progetti; in questo tempo di “razionalismo chiuso”, in cui la presenza di Dio è ininfluente, in cui  - dice Papa Benedetto XVI -  “è diventato più difficile credere, sempre più difficile accogliere la Verità che è Cristo, sempre più difficile spendere la propria vita per la causa del Vangelo”, compito del cristiano è “offrire a tutti con mezzi e modi rispondenti alle esigenze dei tempi, l’immutabile e perciò sempre viva e attuale Parola di vita eterna che è Cristo, speranza del mondo”. (cf. Discorso ai Seminaristi, 29 novembre 2008). E’ il Signore risorto che chiama ciascuno a novità di vita, a prendere sul serio il Vangelo e farlo diventare stile concreto di vita quotidiana. Ed è già questo il nostro futuro: il “già” e il “non ancora” dell’amore che vince. L’entusiasmo suscitato in diocesi dalle recenti Scuole bibliche zonali è un segno positivo del desiderio di risveglio religioso nella luce della Parola eterna, come è un segno di volontà di rilancio nella maniera giusta l’aver accolto, sia pure con qualche piccola resistenza e sacrificio, il nuovo “Direttorio diocesano sulle feste religiose”, da poco entrato in vigore. Le scuole bibliche, che dovranno essere istituzionalizzate, ci sollecitano all’urgenza di trovare nella Parola di Dio la ragione di risorgere a vita sempre nuova. La purificazione delle feste religiose, a cui mira il Direttorio, fa cogliere l’urgenza pastorale di tornare ad essere significativi in senso cristiano (non paganeggiante) nel nostro territorio.  Occorre tornare ad essere costruttori di una speranza vera, una speranza che si fonda sui valori forti della radicalità evangelica, incanalata lungo un cammino di fede adulta e responsabile. Il cristiano degno di tale nome è un uomo nuovo, un risorto, uno che si lascia dietro le spalle “le cose vecchie” di una tradizione religiosa vuota e non pasquale. Si sente missionario di risurrezione.
 
La vita cristiana è festa, è esperienza dell’Alleluia, del Risorto; è lotta e vittoria sul male, su ogni male, soprattutto quello che più deturpa l’immagine di Dio che è in noi. Auguri a tutti di una Pasqua vera, di un inizio di umanità nuova, costituzionalmente fondata sul rispetto della vita propria e altrui, sull’impegno di cercare e costruire rapporti umani leali, trasparenti e capaci di perdono reciproco. “Non abbiate paura! Cristo ha vinto il male”. Ed in Cristo anche noi saremo vincitori, malgrado le apparenze.
 
“Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con lievito di malizia e di perversità,
ma con azzimi di sincerità e di verità”. (1 Cor. 5, 7-8)
 
 Auguri, allora, di una Santa Pasqua di risurrezione.

    Mileto 12 aprile 2009, Solennità della Risurrezione del Signore.

+  LUIGI RENZO
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