Una Giornata con Zio Giovanni - "Oji c'hamu patutu" - Siamo in
inverno, è il 29 dicembre 2008 in una normale serata davanti al focolare. Il
mio cellulare squilla: è zio Giovanni, detto “u gattu” che mi chiama. Non
proprio mio zio, ma a Campana e altri paesi limitrofi è consuetudine chiamare
gli anziani con l’appellativo “Zio”, il che conferisce rispetto alla
persona matura, da parte dei giovani. Zio Giovanni Benevento. La sua voce è
quella di una persona pacata, ma in realtà si tratta di una persona di tempra, di mille avventure culturali e
canti popolari molto divertenti.
Un uomo dedito alla zootcnica. Un agricoltore di vasti
terreni e allevatore di bestiame di ogni razza e stazza. Zio Giovanni ha un
piccolo casale arroccato sulle colline di “Torracca”, un territorio presso
Campana (CS), conosciuto per il suo clima molto mite e per i suoi uliveti. La
chiamata sul cellulare è riferita all’appuntamento presso la sua tenuta di
Torracca, per fare un paio di riprese dei suoi canti popolari, con intervista
in forma di filmato. Zio Giovanni è impaziente: “Carminù, cà dhumani ni vidhimu
vicinu u canaditthju eh Turracca, e facimu na cosa speciale...na bella
scena…oji c‘hamu patutu”.
Così ci diamo appuntamento in mattinata, per il giorno
dopo. Quando arrivo a Torracca sul posto concordato, trovo zio Giovanni ad aspettarmi
sul lato della stradina di campagna, che mi fa notare che sono una persona
puntuale e precisa. Mentre lo ringrazio per questo complimento, do uno sguardo
alle mandrie di capre, che si vedevano e udivano da lontano, per le grosse
campane che portano al collo. A qualche centinaio di metri, più in là, pascola
la mandria delle sue mucche. Anche loro, pacifiche e rumorose, mentre si
spostano lentamente da un cespuglio di erba all’altro. Mi sento come una cicala,
che è venuta a curiosare nella vita di una formica laboriosa e mentre mi passa
questo pensiero per la mente, penso al brano musicale “La formica e la cicala”
dei Calabria Logos. Zio Giovanni salta il filo spinato della sua tenuta, si
avvia verso le macchie e raccoglie le sue capre per spostarle vicino alla
mucche. Dice: “Carminù, tu aspettime cca, ca eccussì facimu na bella scena….oji
c’hamu patutu”. Poi si posiziona in modo tale che nella prospettiva del mio
obbiettivo si vedono pure le capre. Così mi fa sentire uno dei suoi canti,
scritti tutti da lui. L’esordio con “U crapariellu malandrinu”. “Ottima scena”
gli dico. “Oji, c’hamu patutu” risponde lo zio, che in italiano vorrebbe dire
più o meno “o povero me” o “ma guarda te, cosa
mi è dovuto capitare”. Così, raccontando della sua vita e dei suoi canti e
filastrocche, ci avviamo verso il suo piccolo casale, arroccato sulle colline
di “Torracca”. Là scoprirò un’altra mandria, ma di maiali e di ogni razza e
colore. Sono stupefatto e mi sembra di fare una gita in un’azienda
agrituristica. I maiali accorrono da ogni dove, quando zio Giovanni li chiama
con un suo verso particolare. Il casale è stato appena ristrutturato. E’ una struttura solida che ospita anche un lettino,
per i casi d’emergenza e le intemperie. Spesso, in un remoto passato, però tali dimore si
riducevano a semplici ricoveri formati da tettoie sostenuti da muratura su un
lato e da pilastri di pietrame sull'altro dove i pastori dormivano e lavoravano
il latte. Ma i tempi sono cambiati. Nel suo caminetto arde
un piccolo fuoco. Zio Giovanni comincia a raccontare in forma narrativa i suoi
ricordi e gli avvenimenti dal passato di Campana e della sua società. Poi passa
ai suoi flauti artigianali, dei quali ne ha una borsa piena, più un organetto.
Poi la scena migliore, quando si posiziona davanti alla mandria dei maiali e
passa ai suoi canti genuinamente popolari e puramente campanesi, i quali sono stati scritti tutti da lui.
Mentre li canta e intona il suo organetto, si ferma qualche istante per fare un
respiro profondo, dicendo “Oji, c’hamu patutu”. E qui però mi fermo con il mio racconto. Godetevi questa
prima puntata, alla quale ne seguiranno altre di belle…in una giornata con zio Giovanni.
Auguro una buona visione a tutti
Carmine Petrungaro
Campanaelefante.com
parte 3 - Quantu su belle e fimmine
parte 4 - Dedicata a Maria Laura
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