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Video - Le Oasi del Fiume Nicà
Scritto da Carmine F. Petrungaro   

Video - Le Oasi del Fiume Nicà - Siamo in agosto. Come di consueto mi accingo a fare un'escursione. Una di tante. Oggi si parte per le valli del fiume Nicá. La natura ci chiama, è viva e ci parla. Ma prima devierò per altri sentieri, andando a catturare immagini di dirupi, dolci colline, uliveti e paesaggi indescrivibili. Il sole scotta la mia schiena. La calura è insopportabile. Una leggera brezza asciuga il sudore che imperla le mie tempie e la fronte. Una folata di vento tra i rami degli alberi facilita di tanto in tanto il mio procedere lungo i sentieri sulle colline sovrastanti il canyon. Mi fermo su uno sperone roccioso, con vista panoramica su ertissimi dirupi dai colori variegati. Mi sporgo e mi soffermo alcuni istanti a guardare. I boschi della macchia mediterranea che si stendono a perdita d’occhio. L’aria è limpida e la vista spazia all’infinito. Vedo il mio paesino, arroccato sulla cresta antistante. Inizio a catturare le prime immagini. Poi mi avvio per scendere giù a valle, superando le colline dette “del Giglio”, proseguendo per i terrazzamenti degli ulivi nella valle della Gambicella. Dall’alto posso scorgere poco distante la confluenza dei due torrenti Nicà e Garpo, che scorrono come due serpenti flessuosi fra i gomiti delle rocce, unendosi in un unico fiume, il Nicá.

 

 

 

Il fiume Nicà nasce a un'altezza di circa 700 mt sul livello del mare, ai piedi del monte Calamacca, nelle profonde gole del canyon di Campana. Questa zona viene chiamata “Raju” dai Campanesi. Qui, incastonato in mezzo agli speroni rocciosi, il Nicá è ancora un piccolo rigagnolo. Superata la valle di Azzolino e quella del Giglio, riceve svariati affluenti che ne incrementano progressivamente la portata, tra quelli principali che lo alimentano sono i torrenti Garpo alla sua destra e Acero alla sua sinistra. Qui, il fiume Nicá diventa un vero fiume. Le nature del fiume Nicá sono due. Nonostante d’estate sia di carattere spiccatamente torrentizio, d’inverno diventa in alcuni tratti un fiume impetuoso ed invalicabile, che durante le piene rovina i suoi stessi argini. Tanti corsi d'acqua si formano ed affluiscono nel periodo dello scioglimento della neve sulle montagne o con la pioggia, alternandosi a forti e talvolta disastrose piene. Per molti contadini o allevatori di bestiame del luogo le acque gelide del fiume schiumante rappresentano un ostacolo. Una vera impresa per superarlo. Giá i nostri nonni raccontavano storie di quei tempi, quando per raggiungere pascoli e terreni sull'altra riva, qualche capra andava persa nelle rapide e il mulo scalciava per protesta. Un fiume duro dai tempi duri. Qua e là circondate spesso da una valle, possiamo trovare delle dighe di pietra e cemento molto alte. Esse furono costruite agli inizi dell’ultimo secolo e in gran parte anche dai prigionieri austriaci, costretti ai lavori forzati durante il primo conflitto mondiale. Questi sbarramenti servivano a controllare e a contenere il flusso dell’acqua. Soprattutto d’inverno possiamo ammirare le cascate. Ai loro piedi si sono formati stagni ed aree umide, nei quali vivono diversi tipi di pesci e rane, oltre a bisce e serpenti. Anche uccelli rapaci come la poiana nidificano nella vallata del Nicà. Il suo nido è aggrappato a pareti rocciose ed inaccessibili. La presenza di questo meraviglioso rapace dimostra, che tutta l'area è ricca di prede.

Raggiungo il letto del fiume, in zona Gambicella. Qui trovo stagni d’acqua cristallina, pieni di avannotti, libellule e girini. In quella piccola oasi, circondata da colline verdi e speroni rocciosi sento il ronzio delle api, l’orchestra delle cicali e degli uccelli. L’acqua in quel mese estivo scorre in abbondanza, a causa di un brusco peggioramento del tempo delle settimane precedenti. E’ uno spettacolo molto suggestivo, quasi irreale. Siamo in piena estate, ma l’acqua abbonda come nella stagione autunnale. Mi sposto tra arbusti e speroni rocciosi. Sono terreni difficili. Capita di restare impigliato tra rovi molto fitti. Alla vista dell’acqua, piena di vita, mi rendo conto di trovarmi difronte a una vera oasi con fauna e flora da proteggere. E’ un luogo meraviglioso, un’oasi abbracciata da una pace indescrivibile, dalla natura ancora intatta. Una vera gratificazione per tutto questo cammino nella calura estiva.

La Natrice dal Collare (Natrix Natrix) - Mentre mi avvicino allo stagno vedo un serpente che nuota increspando la superficie dell’acqua alla ricerca di qualche preda. Si tratta di uno dei serpenti più diffusi in Europa. La Natrice dal Collare, detta anche Natrix natrix, è un serpente che predilige prevalentemente i corsi d’acqua ed è un ottimo nuotatore. E’ uno dei più grandi serpenti calabresi, supera abbondantemente i 120 centimetri di lunghezza. Si ciba prevalentemente di rane, piccoli mammiferi, piccoli pesci e rettili. E' abbastanza docile, é un serpente innocuo per l’uomo e morde raramente, preferisce fuggire o tuffarsi in acqua. Se non può fuggire appiattisce la testa e sibila per assumere un aspetto minaccioso, ma se veramente messo alle strette potrebbe tentare di mordere, senza provocare problemi – poiché non è velenoso. Bisogna peró fare molta attenzione a non scambiarlo con la Vipera Aspide, che è l’unica specie di serpente velenoso presente in Calabria e con un disegno simile sul dorso.

L’Airone Cenerino - Continuo ad osservare lo stagno e di volta in volta mi sposto per catturare altre immagini nei dintorni. Poi, all’improvviso vedo per mia sorpresa alzarsi in volo un airone cenerino. Maestoso, con battiti d’ala lenti e profondi. L’Airone cenerino vive normalmente vicino alla foce del fiume Nicá. Non mi aspettavo di trovarlo in questi paraggi, nell’entroterra calabrese, ai piedi del canyon di Campana. L’airone ha cominciato, a quanto pare, a nidificare anche da queste parti, perché si nutre di pesci, di anfibi e rettili, che nella valle del fiume Nicá abbondano. La presenza dell’airone è indizio di una natura ancora intatta. Negli ultimi anni gli stagni e i torrenti nel territorio di Campana, sono diventati l’habitat ideale per molti animali acquatici.

Il casale signorile - Mi trovo a quattro passi dal fiume Nicà, in zona detta “macchja’éh Barune” (Macchia del Barone) in dialetto calabrese. Qui troviamo un bellissimo casale signorile ottocentesco, appartenuto ad un carissimo amico, zio Giovanni Benevento. Il casale è immerso tra gli uliveti, nella solitudine assoluta. Fungeva ancora fino alla prima metà del secolo scorso da masseria. Una struttura bellissima, signorile, con grande cortile, fontana con affreschi e torrette munite di feritoie, che fanno capire quanto erano duri i tempi dell’Ottocento. Erano i tempi del brigantaggio. Il casale condivide purtroppo il destino di altre strutture e masserie di campagna. E’ in stato di degrado. Andrebbe valorizzato. Forse con fondi europei? I costi, però, sarebbero esorbitanti. Da qui e dal borgo medioevale di Campana, potrebbero nel segno della storia, dello sport, della didattica, partire per le vecchie mulattiere interi gruppi di scolaresche, di turisti appassionati della natura e del Trekking con muli ed asini. Sarebbe un'indimenticabile esperienza per grandi e piccini. Dobbiamo far conoscere a tutti le bellezze del nostro territorio, far rivivere questi luoghi, restaurando gli ultimi baluardi e testimoni del nostro passato, trasformandoli in luoghi di accoglienza, come alberghi di agri-turismo, piccoli alberghetti diffusi del Bad & Breakfast.


Cenni storici: Il nome Nicà deriva forse dal termine Nike o Nice, che è un personaggio della mitologia greca, cioè la personificazione della vittoria, che è per l'appunto la traduzione del termine greco. Nel 510 a. C. il fiume Nicà divenne campo di battaglia. Presso le sue foci, a Cariati, si svolse una battaglia tra le due città greche Kroton e Sybaris. I Crotoniati annientarono le forze sibarite e da quei tempi antichi ad oggi venne dato al fiume il nome greco Nice (vittoria), appunto Nicà nel gergo moderno di oggi. Nell’antichità i sentieri e le mulattiere che costeggiavano il fiume Nicà, costituivano per Greci e Bretii un’importante tratta commerciale per lo scambio delle merci e, soprattutto nel traffico del legname e della pece silana, che serviva ai cantieri navali. Con molta probabilità questi sentieri furono usati per scopi strategici e militari anche da Pirro e Annibale, per impiegare nella maniera migliore le risorse disponibili dell’entroterra ai fini bellici, cioè il rifornimento e il vettovagliamento degli eserciti e della flotta. Il fiume a quei tempi era ancora navigabile in alcuni tratti e, il materiale poteva essere trasportato nel suo basso corso su delle chiatte. In epoca bizantina si organizzavano ronde composte da piccole milizie locali e reparti staccati dalla Tagmata (esercito regolare bizantino), per respingere eventuali incursioni saracene. Molto probabile l'esercito, del normanno Roberto d'Altavilla, detto il Guiscardo (l'Astuto), si spinse sugli stessi sentieri del fiume Nicà, arrivando poi da Turracca inferiore e zona Caragliti, da Nord-Ovest, fin sotto le mura di Campana, l'antica Kalasarna, che fu presa nel 1057 senza resistenza e divenne così ducato normanno. Ancora in tempi recenti, quando non c’era la lavatrice, i Campanesi che erano costretti a dormire in campagna, per via dei lavori sui campi o per le mandrie, si recavano al fiume per lavare i panni. Allora si diceva “dhavare alla jumara”. Le lenzuola e tutti i panni erano posti in mastelli di legno o in cesti. Non si può parlare di inquinamento delle acque, dato che si usava cenere e sapone prodotto in casa, con grasso di maiale. Mulini e frantoi erano ancora in attività fino alla metà dell‘ultimo secolo. Oggi c'è la solitudine delle pietre e l’avanzare vittorioso delle piante e della sabbia. Il fiume Nicà, invece, soffre anno per anno la sete, a causa del riscaldamento globale. L’eccezione è fatta per qualche stagione estiva, nella quale le piogge abbondano, facendo ritornare la vita in tutti gli stagni e torrenti della valle.  Ormai, solo d’inverno il fiume si riprende il suo letto, che in tempi remoti gli apparteneva.

Percepire la propria terra - Cari amici, cari viandanti, se amate la cultura e l'avventura e vorreste conoscere una terra magica e misteriosa, come quella di Campana (in provincia di Cosenza), seguitemi virtualmente nelle mie escursioni. Vi indicherò la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi e vi racconterò una e più storie. Creiamo uno spazio e movimento culturale, fatto da avventurose esplorazioni, tramite trekking, documentate con foto e video. La genuinità dell'escursionismo e la sua condivisione tramite le mie foto e i miei filmati rendono questa iniziativa documentaria uno straordinario strumento di valorizzazione del nostro territorio. Sarò lieto di condividere con voi i frutti di queste escursioni, le conoscenze della storia del nostro paesino e del suo territorio. Sognerete e viaggerete insieme a me. Insieme daremo un valore sincero alla nostra amata terra. Con la realizzazione di questo video invito tutti gli amici di Campana a percepire profondamente la propria terra e a proteggere il nostro territorio e il patrimonio lasciatoci dai nostri antenati. Bastano piccole azioni e dedizione alle proprie radici.

Carmine F. Petrungaro


 

 

 

 

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