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Video - La Fiumara d'Inverno
Scritto da Carmine F. Petrungaro   

Video - La Fiumara d'Inverno - Gennaio 2017, La Fiumara d'Inverno (Campana CS) 2017 - Prima di intraprendere questo percorso bisogna munirsi di speciali scarponi e magari anche di un buon bastone, perché in alcuni punti il terreno diventa impervio e scivoloso. Dopo essersi rifocillati di panini e acqua, è preferibile partire presto al mattino per affrontare il lungo percorso e anche per assaporare quei luoghi unici. Se siete camminatori amatoriali, questo è il percorso da trekking più semplice, ma non per questo meno affascinante, poiché consente di immergersi all'interno della montagna fino a raggiungere le acque del torrente. Non impegnativa dunque, ma decisamente suggestiva!!! Ovviamente non fatevi mancare la macchina fotografica per catturare gli scenari migliori.

 

Mi avvio, passando dal borgo medievale dell’antica Kalasarna. Come di consueto passo dalla piccola fontana che mi saluta con il suo mormorio. Saluto la maestosa torre normanna e procedo verso la vecchia mulattiera. Davanti a me i ruderi del nostro passato, della nostra storia. Salveremo il paese dal degrado e lo renderemo nuovamente un luogo vissuto? Il tempo lo sta lentamente trasformando in un deserto. Il degrado regna. Vediamo gli squarci nelle antiche mura. Non possiamo voltare lo sguardo dall'altra parte. Davanti ai nostri occhi i ruderi che ricordano il passato di un paese, che in tempi remoti è stato un'eccellenza amministrativa, militare e politica per il circondario. Qui vediamo l'ultimo baluardo bizantino di Campana, nei pressi del Palazzo Cundari. I Campanesi non lo sanno? No, probabilmente non lo sanno. O, antiche mura, se solo potreste parlare. Cosa ci raccontereste? Nessuno lo sa. O forse piangereste?

Dopo una camminata breve, incontro sul mio cammino una mandria di capre, accompagnate da cani pastori, che per mia fortuna, peró, non si mostrano tanto agguerriti. Insieme alle capre ci sono molti capretti di circa 2 o 3 mesi, nati probabilmente nel mese di ottobre. Continuo a camminare e arrivo presso la porta della trinità, detta anche “porta e dh’eternitá” nel gergo popolare campanese. L’antica porta, l’ultimo baluardo della cinta muraria.  Possiamo vedere ancori i resti della staccionata, voluta dall’amministrazione del sindaco Pasquale Manfredi nel 2008. Il vecchio selciato invece fu restaurato per l’ultima volta a metà del 19mo secolo dal sindaco Pietro Grano che amministrò Campana dal 1856 al 1860, ancora sotto bandiera del regno del Sud. Si snoda a serpentina fino all’ingresso del borgo medioevale dell’antica Kalasarna. Si tratta di una vecchia mulattiera, forse di origine bizantina o normanna. Nell’antichità era l'unica via di comunicazione che collegava Kalasarna al mondo esterno. Costeggiando il fiume Nicà, si arrivava sulle foci e ai mercati della costa. Di qua passarono mercanti, contadini, donne con cesti e barili sulla testa, allevatori, mandrie di capre e animali da soma.

Continuo a scendere verso valle, a zick zack sul selciato. Mi fermo sotto il muretto che conosco dalla tenera età di quando avevo 2 o 3 anni. Si apre il velo del tempo e ritorno con i miei ricordi al passato, alla mia infanzia. L’età in cui iniziai a seguire i miei nonni nella fiumara. Loro mi hanno cresciuto come un figlio. Erano umili contadini e pastori. Giù a valle c’era il rifugio e l’orto e il recinto delle capre. Non erano benestanti, ma tiravano avanti con la produzione di formaggio di capra e ricotta. Mio nonno Filippo doveva dormire spesso in campagna per accudire gli animali. Mia nonna Peppina e io, invece, risalimmo in paese. Il nostro procedere era lento. Mia nonna, di una certa età si fermava spesso sotto il muretto per prendere fiato. Sulla testa portava sempre un secchio pieno di formaggi freschi o qualche ortaggio appena raccolto. Io portavo la borraccia attorno al collo. Mentre mia nonna riposava mi osservava e mi richiamava a fare attenzione al dirupo: “attientu alla timpa” io saltellavo da uno sperone all’altro. Era come una mamma per me. Quanti sacrifici. La ricordo ancora con tanto affetto. Il richiamo di una cornacchia mi riporta indietro al presente… mi scuoto. Mi soffermo ancora per poco ad osservare il panorama. La vista spazia all’infinito.

 Una volta arrivato al primo ponte di ferro, accedo al guado dove inizia il vero percorso lungo il fiume Nicá, che vedo ingrossato per la neve sciolta. Sento il gorgogliare intenso e continuo dei suoi corsi d'acqua. Mai scelta fu più azzeccata! La spettacolarità dell'ambiente ripaga delle fatiche, se vogliamo chiamarle tali. La neve ha raggiunto anche il fondo del canyon, cosa assai rara. Ha iniziato a sciogliersi, ma ne resta ancora tanta, da creare una suggestione unica. Dopo il secondo ponte di ferro, saltando da una pietra all’altra, vado catturando una lunga serie di foto e filmati spettacolari e inusuali. Con la neve ancora sulle rocce e nell’ombra delle gole, questa incredibile camminata da il senso della bellezza della natura. Qualcuno direbbe probabilmente che sarebbe meglio farla nella stagione estiva. Sciocchezze. Non abbiamo mica paura dal freddo. E´ vero che all’ombra si gela un po’, ma camminando e saltellando non me ne accorgo e al sole si sta molto bene. Anzì, direi che fa troppo caldo. In questo luogo meraviglioso regna la pace assoluta e la solitudine. Un bene per la mia povera anima e per lo spirito. Pensando appunto allo spirito, mi tornano alla memoria quei monaci ascetici e basiliani, che attorno all’anno mille avevano forse scelto queste valli e colline per allontanarsi dal caos che già regnava nel mondo conosciuto. Cercavano la pace e la solitudine assoluta, volevano fuggire dall’oppressione dello stato, dalle dispute teologiche  e dalle invasioni  arabe. Arrivarono qui, in tanti, si arrangiarono vivendo in quelle piccole grotte e costruzioni arcaiche, che ci hanno lasciato come ricordo o grattacapo.

Ancora in tempi recenti, quando non c’era la lavatrice, i Campanesi che erano costretti a dormire in campagna, per via dei lavori sui campi o per le mandrie, si recavano al fiume per lavare i panni. Allora si diceva “dhavare alla jumara”. Le lenzuola e tutti i panni erano posti in mastelli di legno o in cesti. Non si può parlare di inquinamento delle acque, dato che si usava cenere e sapone prodotto in casa, con grasso di maiale. Mulini e frantoi erano ancora in attività fino alla metà dell‘ultimo secolo. Oggi c'è la solitudine delle pietre e l’avanzare vittorioso delle piante e della sabbia. Il torrente soffre anno per anno la sete, a causa del riscaldamento globale. L’eccezione è fatta per qualche stagione estiva, nella quale le piogge abbondano, facendo ritornare la vita in tutti gli stagni e torrenti della valle. Ormai, solo d’inverno il fiume si riprende il suo letto.

Purtroppo ho avuto poco tempo a disposizione per immergermi nell'atmosfera di questi maestosi dirupi. Devo dare di tanto in tanto una occhiata all’orizzonte. Il sole si sposta velocemente e sta per calare. All’imbrunire mi preparo per iniziare la risalita lungo la mulattiera. Un ultimo sguardo a quelle cascatelle spumeggianti, al torrente, alle rocce. Un ultimo respiro profondo. Ci rivedremo.

Cari amici, cari viandanti, se amate la cultura e l'avventura e vorreste conoscere una terra magica e misteriosa, come quella di Campana (in provincia di Cosenza), seguitemi virtualmente nelle mie escursioni. Vi indicherò la via per raggiungere luoghi affascinanti e antichi e vi racconterò una e più storie. Creiamo uno spazio e movimento culturale, fatto da avventurose esplorazioni, tramite trekking, documentate con foto e video. La genuinità dell'escursionismo e la sua condivisione tramite le mie foto e i miei filmati rendono questa iniziativa documentaria uno straordinario strumento di valorizzazione del nostro territorio. Sarò lieto di condividere con voi i frutti di queste escursioni, le conoscenze della storia del nostro paesino e del suo territorio. Sognerete e viaggerete insieme a me. Insieme daremo un valore sincero alla nostra amata terra. Con la realizzazione di questo video invito tutti gli amici di Campana a percepire profondamente la propria terra e a proteggere il nostro territorio e il patrimonio lasciatoci dai nostri antenati. Bastano piccole azioni e dedizione alle proprie radici.

Carmine F. Petrungaro

(Foto, Filmati ed Editing)

 

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