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Video - L'Elefante di Pietra di Campana
Scritto da Carmine F. Petrungaro   
 Video - L'Elefante di Pietra di Campana - L'Elefante di Pietra di Campana - Video incentrato sul quesito e mistero dei giganti dell'Incavallicata e dell'elefante di pietra, come testimone del passaggio dell'armata di Pirro in Calabria. Pirro sbarca sulle coste pugliesi: i Bruzi si preoccupavano della loro autonomia e quindi si allearono con i vicini Sanniti e il re Pirro, sbarcato in Puglia nel 281 a.C., con 26000 uomini e 26 elefanti da guerra, quando anche l'elemento ellenico apparve in quegli anni in grave pericolo. Nell'anno 281 quindi tutta l'Italia meridionale era in armi. Quest'Italia meridionale contro la quale Roma sta per entrare in guerra, i suoi paesaggi, i suoi olivi, i suoi boschetti di querce e di pini, i suoi pastori ingenui e sognatori, che non avevano mai visto né sentito parlare di elefanti. I Romani non ne conoscevano neanche l'esistenza, tanto da averli scambiati inizialmente per dei grandi buoi, i famosi "buoi lucani". Cornice deliziosa di una guerra atroce. Certo è che alla prima vista degli elefanti, sia i Bruzi sia i Romani hanno provato ammirazione e paura. Motivo sufficiente per scolpire un elefante nella roccia e rendere omaggio ad un animale mai visto? Forse si, perché con gli elefanti di Pirro i Bruzi subirono il primo impatto traumatico, era il loro primo contatto con i pachidermi. Quando 60 anni dopo arrivò Annibale, questo impatto era già stato superato.
 
 
Con il transito di Pirro e del suo esercito composto da elefanti indiani in Calabria, si apre la prima fase del mistero. Si voleva rendere omaggio a Pirro “il liberatore”, con un elefante scolpito nella roccia? Rimane impresso nella memoria dei popoli quel che vedono per la prima volta e, Pirro non fu soltanto il primo, ma anche l'unico a mettere piede in Calabria, con un esercito composto da pachidermi. In tempi antichi lo storico greco Dionigi d'Alicarnasso diceva in un suo lavoro storiografico: "Non i luoghi sfavorevoli, non gli interventi repentini dei nemici e non altre congiunzioni ed emergenze di casi fiaccarono Pirro, ma la marcia su ripe e lunghi sentieri, praticati non dagli uomini, ma dalle capre". Dionigi si riferisce al ritorno di Pirro dalla Sicilia e, a quando costui dovette deviare la marcia del suo esercito, dopo che venne a sapere dalle sue avanguardie, che i Romani nel frattempo e durante la sua assenza, si erano nuovamente spinti a Sud, prendendo la cittá di Turi. Pirro, quindi, divise l'esercito, di cui una parte proseguì a piedi lungo la costa, riconquistando prima Locri e poi Crotone. L’altra metà dell’esercito proseguì per via mare, con il resto della flotta lungo la costa jonica. Ciò avrebbe garantito all’esercito appiedato un certo appoggio, in caso di un attacco massiccio dei Romani.
 
Carmine F. Petrungaro
 
Rinvenimenti e testimonianze archeologiche che provano il passaggio dell'armata di Pirro in territorio campanese:
Si tratta di rinvenimenti che non furono il frutto di campagne, scavi e studi organizzati, ma piuttosto occasionali e da lavori agricoli ad opera di privati cittadini. Certo, una maggiore attenzione e campagne mirate avrebbero potuto dare un aiuto più consistente alla ricerca storica. Di particolare rilevanza risulta il fatto che le zone interessate ai ritrovamenti sono per lo più lungo il tracciato dell'antica chiubica che dal crocevia di S. Pietro con diramazione per il paese e attraverso Ronza Vecchia, Caprella, Serra del Leone, Gambicella e lungo il Fiumenicà portava a Machia del Barone, Minoscioli e da qui verso Cirò con bivio prima per Umbriatico all'altezza della località Raca, dove nasce la sorgente di acqua sulfurea e più avanti per Cariati. Su questa traiettoria, infatti, sono stati rinvenuti alcuni utensili bronzei, oltre a frammenti ceramici e fittili di epoca ellenistica (località Ronza Vecchia), vasi a pittura con figure rosse in località Caprella, cocci e vario materiale frantumato della stessa epoca è stato raccolto in località Cozzo del Leone nel corso dei lavori di costruzione della strada Caprella-Gambicella nel 1974. Nel 1934 un vasetto fittile grezzo contenente 78 monete è stato rinvenuto dal sig. Agostino Grande in località Torracca. Il ripostiglio delle monete, datate tra il 350 e il 217 a. C., attesta nel territorio di Campana una forte frequentazione e presenza durante il periodo ellenistico. Fonte: libro Campana - Itinerari Storici, di Mons. L. Renzo, Vescovo natio di Campana .
 

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