Fuori dai Denti - di Luigi Chiarello su Quo Vadis Campana
Scritto da Luigi Chiarello   

Campana, 11 febbraio 2008 - Luigi Chiarello - il giovane giornalista campanese lancia la sua denuncia morale, con riferimento all'articolo  "Il Centro Storico - Quo vadis Campana" di Carmine Petrungaro, al quale si associa.

 FUORI DAI DENTI!!!

di Luigi Chiarello

Caro Petrungaro, ho letto il tuo lungo intervento sul centro storico. Confesso non tutto, era un pò lunghetto per i miei tempi ristretti. Ma approfitto dell'occasione per dirti ciò che penso a riguardo. La tua sensibilità verso il futuro del nostro borgo antico (e di Campana in genere) è degna di lode.E, ti assicuro, è da me pienamente vissuta, condivisa, sofferta. Il paese ha bisogno come non mai di gente che gli voglia bene... Bene davvero.

Mai, come negli ultimi vent'anni, l'antica Kalasarna ha rischiato di scomparire. Mai. La globalizzazione porta in eredità, come conseguenza inevitabile, l'accentramento delle masse nelle aree ad alta urbanizzazione. Tutti, in sostanza, vanno a vivere in città. Noi compresi, come vedi... E questo perchè la campagna, i paesini e la provincia non assicurano a noi e ai nostri figli un futuro all'altezza delle nostre ambizioni. O anche della mera capacità di sopravvivenza. Non assicurano, in parole povere, reddito, realizzazione professionale, svago, apertura al nuovo, confronto col diverso. Così noi (e tanti come noi) siamo andati via…Ora questa ovvia constatazione è tanto vera, quanto insufficiente a spiegare perchè Campana sia in così drastico declino. Molti paesini, anche più piccoli del nostro, assistono giorno dopo giorno allo spopolamento. Questo però non fa di loro centri ripiegati su se stessi, rassegnati all’amaro destino…Campana alla difficile condizione generata dal modello di economia aperta oggi imperante (che reca in dote un’accelerazione del mercato - il cosiddetto turbo-capitalismo - e un progressivo aumento delle facilità di comunicazione e di spostamento) somma un altro problema. Più grave e pervasivo. Un cancro di difficile estirpazione, perché paralizza la società civile. E disturba il futuro.

Aahh, prima di continuare con la mia lettera, vorrei però sgombrare il campo da qualunque dubbio. Quest'analisi non chiama in causa nessuno dei signorotti della politica locale, ne vuole prestare il fianco a strumentalizzazioni. Da qualunque parte esse provengano. Di qualunque tipo esse siano.   La voglia di trasparenza verso te e verso chi legge mi porta a manifestare la mia amicizia verso l’attuale sindaco. Con cui sono cresciuto e a cui sono legato da profondo affetto. Ma, detto questo, ciò che scrivo prescinde dal ruolo da lui ricoperto. Piuttosto, affronta Campana nella sua condizione generale. Nel suo humus, per come da tempo lo percepisco….lo vivo. Torniamo al dunque. Il male a cui mi riferisco, caro Petrungaro, è un sentimento diffuso nella popolazione campanese – e anche in gran parte della sua classe dirigente - fatto di rassegnazione, cinismo, piccolo interesse di bottega, individualismo. In qualcuno questo sentimento sfocia in bavosa febbre di potere (…quale grande potere poi??!) e livido odio per il nemico….Nei più, bene che vada, diventa clientelismo, vissuto come unica soluzione dei problemi, unica dinamica nelle relazioni tra cittadino e autorità….Questo, Carmine, è un problema gravissimo. Perché, con questa forma mentis, la gente è abituata a considerare:- il dovere come una cosa a cui sottrarsi, da scansare. Meglio da appioppare a qualche pollo, a qualche fesso di turno.- il diritto come un favore da mendicare al potente di turno, come fosse un piacere che viene concesso dall’alto e non qualcosa di garantito dallo stato. Di intoccabile e inalienabile. Di intoccabile, invece, da noi resta solo l’opinion leader locale, il signorotto politico che recita la parte di feudatario e tutti sono obbligati a portargli la decima. 
 
Chi non lo fa, chi si ribella al sistema, chi non usa il baciamano o, piuttosto, non si presta a presunte e patologiche complicità di classe (spesso paravento di atteggiamenti omertosi) è isolato, perché incontrollabile, incazzoso, o altro… Vedi, Carmine, in questa forbice c’è tutto il dramma del nostro paese. Diritto e dovere vanno assieme, se uno dei due va per la sua strada è rischioso. Se poi, entrambi non sono più tali, ma diventano fuga dalle responsabilità, allora è finita!E a Campana c’è un mal costume dilagante. Mi spiego:- chi ha responsabilità, nella migliore delle ipotesi viene lasciato solo in prima linea. “S’ha f**** illu”, si dice…e giù tutti a criticare, amici o nemici che siano. Tanto criticare non costa nulla, anzi aiuta a guadagnarsi anche qualche amico in più…      
 
Parassitismo puro, una condotta che a Campana tocca molti…sia nelle pubbliche amministrazioni (tra amministratori e dipendenti), sia nella società civile… Nella peggiore delle ipotesi, invece, chi è responsabile “se ne fotte” e persegue il proprio particolare, i propri interessi di bottega. Convinto della propria impunità, di una presunta superiorità morale che gli consente di essere arrogante con chicchessia. Genuflesso con chi teme, spietato con chi domina.- Chi non ha responsabilità diretta, invece, e cioè il cittadino che delega la gestione del paese con il voto (NOI elettori caro Carmine, noi…), tesse la sua tela di scetticismo e disincanto, chiede favori particolaristici che alimenta con vittimismo e disillussione. Insomma, “tiriamo a campare, perchè tutti teniamo famiglia, o no”? Come vedi, l’elettore-cittadino è colpevole. Il primo colpevole. Perché alimenta un circolo vizioso di conservazione. Quel circolo vizioso che consente ai signorotti politici locali – e alle loro corti - di considerare: ogni cosa nuova non buona, ogni idea nuova il parto di un visionario che non ha i piedi nella realtà, ogni spunto al di fuori dei binari conosciuti il frutto di una “guagliunata”, di un pensiero infantile. Peggio. Ogni realtà nuova una minaccia allo status quo. Ogni associazione nuova (ricordo il caso della Parrasia) una pericolosa candidatura politica.
 

E, intanto, senza la freschezza delle idee il paese, caro Petrungaro, muore… Mi rendo conto che scrivendo tutto ciò mi attiro molte antipatie, qualche distinguo, qualche rimbrotto. Anzi, ti dirò di più. Sono convinto che, se pubblicherai questa lettera, chi della CASTA dei signorotti campanesi la leggerà starà li ore ed ore ad arrovellarsi il cervello e si chiederà:cosa c’è dietro? chi c’è dietro? chi avrà voluto colpire? chi avrà voluto difendere? RISPOSTA: nessuno, ci sono io. Punto. Senza fini, manifesti o secondi. Senza nessuno dietro o davanti. Ma con la semplice, rivoluzionaria, voglia di dire ciò che penso.Ti confesso che se qualcuno dovesse incazzarsi e rispondermi lo accoglierò con favore. Perchè almeno vorrà dire che c’è orgoglio sotto cenere.... Temo invece che, qualora emergesse, si tratterebbe di orgoglio cieco. Che non si trasformi, cioè, in una battaglia reale, per dimostrare che ho scritto una immensa marea di cazzate. Ma che sia una processione di enunciazioni un po’ alterate, diniego e distinguo. Fini a se stesse, prive di concretezza. Una sorta di caccia alle streghe, dietro cui spesso ci si nasconde per evitare di affrontare i problemi. Del resto, si sa, spostare l’attenzione su un nemico – e magari crearne uno ad arte – è molto più semplice che scendere a patti con la necessità di risolvere i problemi. Con la voglia di realizzare il cambiamento. Mi aspetto di sentirmi dire: MA CHE NE SAI TU, CHE VIVI A MILANO?? COME GIUDICHI FACILE!! TU I PROBLEMI NON LI VIVI!

Chi mi conosce sa che questo è falso. Ma non è questo il punto. Il punto è: cerchiamo di capire se tra le tante immense cazzate che ho scritto sopra c’è qualcosa di vero. Io, da parte mia, ho molte idee per il centro storico. Le ho espresse più volte. Una la rilancio ora:

IL COMUNE BANDISCA UNA GARA D’APPALTO PER LA CONSEGNA PER 99 ANNI DELL’INTERO BORGO ANTICO A UNA SOCIETA’ SPECIALIZZATA IN ATTIVITA’ TURISTICA. LA SOCIETA’ CHE VINCERA’ DOVRA’ FARNE UN PAESE ALBERGO. MA DOVRA’ OCCUPARSI DI RISTRUTTURARE IL BORGO (DALLA TORRE CAMPANARIA IN GIU’) SECONDO REGOLE BEN PRECISE. IL COMUNE NON GUADAGNERA’ NULLA DI DIRETTO, SE NON L’ECONOMIA CHE GENERERANNO LE OPERE DI RISTRUTTURAZIONE E L’ATTIVITA’ TURISTICA.

Cioè lavoro per i campanesi e servizi ricettivi. E dopo 99 anni Campana avrà ancora il borgo antico ristrutturato.

SONO DISPOSTO AD APPROFONDIRE L’IDEA. Forse è il caso di lanciare un dibattito su cosa i campanesi vogliono FARE DEL CENTRO STORICO, prima di restare senza più radici. Ps. Anche la casa della mia bisnonna non c’è più. Al suo posto un cumulo di macerie, erbaccia e lamiera…

Luigi Chiarello


Invia il tuo commento a questo articolo, nella sezione Quo Vadis Campana. Clicca qui: Forum

 Oppure lascia un commento nel riquadro sotto riportato

Oppure ritorna all'articolo "Il nostro centro storico - Quo Vadis Campana" 


 

 

 

Commenti
Nuovo Cerca
Commenta
Nome:
Email:
 
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:):grin;)8):p:roll:eek:upset:zzz:sigh:?:cry
:(:x
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.25 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."