Ecco le prove schiaccianti del passaggio di Pirro nel territorio di Campana
Scritto da Carmine Filippo Petrungaro   
Testimonianze archeologiche del passaggio di Pirro nel territorio di Campana
 
Qui vorrei citare alcuni passi scritti da Luigi Renzo, nel suo libro "Campana, Itinerari di Storia." Essi parlano di rinvenimenti archeologici che provano il passaggio dell'armata di Pirro in territorio campanese. Si tratta di rinvenimenti che non furono il frutto di campagne, scavi e studi organizzati, ma piuttosto occasionali e da lavori agricoli ad opera di privati cittadini. Certo, una maggiore attenzione e campagne mirate avrebbero potuto dare un aiuto più consistente alla ricerca storica...
Di particolare rilevanza risulta il fatto che le zone interessate ai ritrovamenti sono per lo più lungo il tracciato dell'antica chiubica che dal crocevia di S. Pietro con diramazione per il paese e attraverso Ronza Vecchia, Caprella, Serra del Leone, Gambicella e lungo il Fiumenicà portava a Machia del Barone, Minoscioli e da qui verso Cirò con bivio prima per Umbriatico all'altezza della località Raca, dove nasce la sorgente di acqua sulfurea e più avanti per Cariati. Su questa traiettoria, infatti, sono stati rinvenuti alcuni utensili bronzei, oltre a frammenti ceramici e fittili di epoca ellenistica (località Ronza Vecchia), vasi a pittura con figure rosse in nei_pressi_di_bivio_caprellalocalità Caprella, cocci e vario materiale frantumato della stessa epoca è stato raccolto in località Cozzo del Leone nel corso dei lavori di costruzione della strada Caprella-Gambicella nel 1974.
Nel 1934 un vasetto fittile grezzo contenente 78 monete è stato rinvenuto dal sig. Agostino Grande in località Torracca. Il ripostiglio delle monete, datate tra il 350 e il 217 a. C., attesta nel territorio di Campana una forte frequentazione e presenza durante il periodo ellenistico. Fonte: libro Campana - Itinerari Storici, di Luigi Renzo .
  Per concludere sulle testimonianze archeologiche, le 78 monete trovate in località Torracca sono con molta probabilità la prova più schiacciante del passaggio dell'esercito di Pirro in territorio campanese. La prima prova riguarda la loro datazione tra il 350 e il 217 a .C. che corrisponde al periodo del passaggio di Pirro in Italia Meridionale e Calabria. Voglio ricordare che lo sbarco avvenne nel 281 a. C. e il rientro in patria (Epiro) avvenne nel 275 a. C. Questa non può essere solo una coincidenza. L'altra, la seconda prova schiacciante viene dalla loro provenienza. Infatti, le 78 monete, alcune delle quali , cioè 56 pezzi, non in perfetto stato di conservazione, provengono da Siracusa. Qui aggiungo che Pirro fu chiamato in Sicilia dagli ultimi Tiranni di Siracusa, dove sbarcò con un esercito composto da 8000 uomini, per difendere i Greci dai Cartaginesi. Pirro rimase quasi 2 anni a lottare in Sicilia, dove aveva iniziato a battere moneta che recava il suo nome. L'altra ancora, la terza prova schiacciante, fornita ancora dalle monete, consiste nel fatto che 6 pezzi rappresentavano Tolmeo II, che finanziò la spedizione di Pirro, in gran parte con il suo denaro. E ancora una prova, la quarta,  viene dalla provenienza delle 2 monete dei Mamertini. Questi si erano attestati a Reggio, che attaccarono Pirro sulla costa della Calabria, mentre stava sbarcando per il rientro sulla penisola italica e il suo itinerario tracciò proprio il territorio mamertino.  Altre 12 monete provengono da Roma, altre 2 da Reggio. Oggi una scelta di 17 pezzi è esposta nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, mentre le altre sono conservate in magazzino. Le monete sono state studiate anche da E. Pozzi Paolini, per Lo Studio della circolazione monetaria in età greca nel territorio dell'odierna Calabria, in "P.P." XXIX (1974), p. 58.

Per quanto riguarda l'accampamento militare, se non era il Piano di Guerra il luogo dove l'esercito epirota si fermò per un certo periodo, significa che sarebbe da prendere in considerazione la località Torracca e Bivio Caprella. Ciò dipende dai possibili ritrovamenti in località Piano di Guerra. Pertanto il nome del sito suggerisce da se  che si tratta di un luogo di remota storia  militaresca. Ma questo non può essere smentito fino a che non affiorino le prime prove archeologiche.

Altre prove da fonti storiche:

Per quanto Pirro possa avere a che fare con l'elefante e il gigante  o il leone seduto, l'amico e l'archeologo Domenico Canino afferma che non c'è nessuna prova storica del passaggio di Pirro nella zona di Campana. Ma questo non è del tutto esatto. Ho trovato un passaggio di Dionigi d'Alicarnasso in cui dice: ...non i luoghi sfavorevoli, non gli interventi repentini dei nemici e non altre congiunzioni ed emergenze di casi fiaccarono Pirro, ma le marcia su ripe e lunghi sentieri, praticati non dagli uomini, ma dalle capre... Dionigi si riferisce al ritorno di Pirro dalla Sicilia e, a quando dovette deviare la marcia del suo esercito. Divise l'esercito, di cui una parte proseguì a piedi lungo la costa, riconquistando prima Locri e poi Crotone. L’altra metà dell’esercito proseguì per via mare, con il resto della flotta lungo la costa jonica. Ciò avrebbe garantito all’esercito appiedato un certo appoggio, in caso di un attacco massiccio dei Romani.  Ma il mistero sta anche nelle fonti storiche. Infatti, dopo che Pirro lasciò Locri e Crotone, le fonti storiche non dicono nient'altro sul suo itinerario. All'improvviso tutto tace. Praticamente, Pirro e il suo esercito appiedato, dopo aver lasciato Crotone, e dirigendosi verso Nord, vengono come per magia inghiottiti dalla terra, mentre la flotta prosegue lungo la costa jonica  e attende ordini mediante segnalazioni. L'unico indizio è quello di Dionigi d'Alicarnasso. L'altro fatto strano è che  Pirro dopo 1 anno, appare all'improvviso con l'intero esercito e i suoi ultimi elefanti indiani a Maleventum, odierna Benevento, dove si lotterà nella battaglia decisiva, che porta alla sconfitta del re epirota. Dove è stato Pirro per un anno intero, nel periodo in cui le fonti storiche non parlano?

La risposta sta nelle 3 prove schiaccianti che dicono che Pirro nell'anno in cui le fonti storiche non parlano, deviava verso Kalasarna, proseguendo lungo il Fiumenicà. Le prove di questo avvenimento sono le  seguenti :


- L'elefante con sembianze asiatiche, scolpito dai mahut indiani dell'esercito di Pirro

- Dionigi d'Alicarnasso che afferma che Pirro a un certo punto deviò verso l'entroterra

- Le 78 monete di Siracusa, tolomaiche e mamertine, rinvenute i località Torracca, datate tra il 350 e il 217 a. C. mediante il   test del Carbonio C14, che non può ottenere date più precise. Ma se si calcola la media di 350 e 217, si ottiene la data 283,5. Questa data si avvicina a quella dello sbarco del 281 a. C. e a quella del rientro in patria nel 275 a. C.  

- Un indizio rilevante ci viene tramandato da generazioni, dai nostri nonni, cioè dalla leggenda che narra del mitico tesoro dell'Incavallicata, per il quale i Campanesi purtroppo non si sono ancora posti delle domande più significative. Ebbene io dico che il tesoro dell'Incavallicata è un altro indizio che conduce a Pirro. Lui infatti aveva derubato i luoghi sacri di Locri e Crotone, dopo il suo rientro dalla Sicilia. La campagna militare sull'isola era stata un fallimento e Pirro doveva riorganizzare l'esercito, appena fosse rientrato a Taranto. Per fare ciò, gli serviva denaro. Ecco perchè il saccheggio dei templi. Ma in quei tempi la coscienza e la superstizione giocava un ruolo importante, che incideva molto sulla vita quotidiana di ogni uomo (anche quando era un re). Anche Pirro doveva aver avuto dei rimorsi e, per ingraziarsi gli Dei offesi, fece sacrificare una piccola parte del tesoro trafugato agli Dei. Ciò avvenne nel luogo sacro che noi oggi chiamiamo Incavallicata. Le due piccole grotte potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale sia per la cerimonia del sacrificio sia per la sepoltura del tesoro. Il tesoro potrebbe essere stato disseppelito e portato via dai ladri, probabilmente anche dai nostri stessi antenati Bruzi oppure per malefico disprezzo dai Romani e, nuovamente fuso e disperso in ogni angolo della penisola italica. Stranamente, i Campanesi e la stessa soprintendenza archeologica non hanno ancora capito che questo è un indizio importantissimo. Per questo è necessaria una scansione del sottosuolo, mediante sonar  tomografico, per ottenere delle risposte concrete.

Carmine F. Petrungaro
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